Il commercio elettronico in Italia ha sfiorato gli 85,4 miliardi di euro di vendite nel 2024, un volume che pochi avrebbero previsto anche solo un decennio fa. Dietro questi numeri si muovono migliaia di imprenditori, venditori occasionali e grandi marchi che scelgono di aprire un negozio online. Ma quali piattaforme dominano davvero il mercato? Quanto costa costruirsi un sito da zero? E soprattutto: conviene ancora entrare in un settore così affollato?

Sito e-commerce più visitato: Amazon · Studio principale: Casaleggio Associati · Community di riferimento: Ecommerce Italia · Dati ufficiali: Istat

Panoramica rapida

1Fatti confermati
2Cosa resta incerto
  • Guadagni medi reali degli e-commerce italiani nel 2026
  • Costi precisi per singola piattaforma nel dettaglio
  • Dati aggiornati su tasse e imposte specifiche per venditori online
3Segnale temporale
  • Classifica Casaleggio aggiornata a febbraio 2026 su 12.131 siti analizzati
  • Leroy Merlin guadagnato 5 posizioni in un mese (dal 13° al 8° posto)
  • Ikea salita dal 16° al 10° posto
4Cosa viene dopo
  • Consolidamento dei marketplace internazionali in Italia
  • Crescita del commercio tramite social commerce
  • Maggiore attenzione fiscale per i venditori online
Dato Valore Fonte
Sito leader Amazon (1° classificato a febbraio 2026) Casaleggio Associati
Studio chiave Casaleggio Associati (12.131 siti analizzati) Ecommerce Italia
Community Ecommerceitalia.info Ecommerce Italia
Vendite 2024 85,4 miliardi di euro Shopify Italia

Qual è il sito e-commerce più utilizzato in Italia?

La classifica Casaleggio Associati di febbraio 2026, che analizza 12.131 siti ecommerce italiani, conferma Amazon come leader indiscusso del commercio elettronico nazionale. Al secondo posto troviamo Temu, la piattaforma cinese che ha conquistato posizioni rapide anche grazie a una strategia di prezzi aggressivi. Subito occupa il terzo gradino del podio, scalzando eBay che dal 3° è sceso al 4° posto.

A sorprendere è il balzo di Leroy Merlin dal 13° all’8° posto e di Ikea dal 16° al 10°. Questi retailer specializzati in casa e arredamento stanno investendo fortemente nell’esperienza d’acquisto digitale, competendo direttamente con i marketplace generalisti.

Mediaworld, invece, ha perso terreno passando dall’8° al 9° posto, riflesso di un mercato dell’elettronica sempre più competitivo.

Il vantaggio strutturale

Secondo Casaleggio Associati, i leader di mercato come Amazon e Temu non dominano per promozione, ma per la posizione strutturale che occupano. Per un nuovo venditore, questo significa che la visibilità organica è più facile su questi canali, ma le fee sono più alte.

Top siti secondo Aranzulla

  • Amazon — 1° posto, leader assoluto per volumi
  • Temu — 2° posto, piattaforma in rapida ascesa
  • Subito — 3° posto, specializzato in annunci locali
  • eBay — 4° posto, marketplace storico

Dati da Casaleggio Associati

Lo studio Casaleggio monitora mensilmente i siti ecommerce italiani, fornendo dati aggiornati su traffico, engagement e trend di crescita. La classifica Top 100 rappresenta un punto di riferimento per analisti e operatori del settore.

Quanto costa fare un sito ecommerce in Italia?

Aprire un negozio online in Italia richiede investimenti che variano sensibilmente in base al modello scelto. Chi opta per un marketplace come Amazon o eBay paga tariffe diverse rispetto a chi costruisce un sito indipendente con piattaforme come Shopify o WordPress.

Su Amazon, il piano Professional Seller prevede una tariffa mensile di 39 euro, a cui si aggiungono le commissioni sulle vendite che variano per categoria di prodotto. Su eBay, i venditori non professionisti senza negozio hanno diritto a 50 inserzioni gratuite al mese nei formati “Compralo subito” e “Asta online”; superata questa soglia, ogni inserzione costa 0,35 euro. Per venditori con negozio base, le inserzioni gratuite salgono a 100 mensili.

Etsy si posiziona come alternativa economicamente accessibile per artigiani e creativi: il costo per inserzione è di 0,20 dollari (circa 0,18 euro) e la commissione di vendita si attesta al 6,5% del prezzo finale. Non sono previsti costi mensili fissi.

Costi apertura eCommerce

  • Amazon Professional Seller: 39 euro/mese + commissioni variabili
  • Shopify: a partire da 19 euro/mese con prova gratuita
  • eBay Account base: gratuito, massimo 40 oggetti/mese, commissione chiusura 0,99 euro
  • eBay Account Pro: 39 euro/mese, senza commissione per articolo venduto
  • Etsy: 0,20 dollari per inserzione, commissione 6,5%
  • Ruby Lane: 45 dollari/mese di manutenzione, commissione 9,9%

Il pattern è chiaro: più il venditore scala di piano, più le inserzioni costano meno e le commissioni scendono. Per chi inizia, Etsy resta l’opzione più leggera icamente.

Guida Pagamenti Digitali

I pagamenti digitali sono ormai lo standard per l’ecommerce italiano. Stripe, PayPal e SumUp sono tra le soluzioni più diffuse per gestire transazioni online in sicurezza. Per chi apre un negozio su marketplace, la gestione dei pagamenti è integrata nella piattaforma.

I vantaggi di vendere su marketplace includono la fiducia pre-costruita verso il cliente: Amazon, eBay e Subito hanno sistemi di protezione acquirenti consolidati che riducono le frodi e facilitano i resi.

Quali sono i prodotti più venduti online in Italia?

I dati Istat sulle vendite online rivelano una classifica dominata da elettronica, abbigliamento e prodotti per la casa. Istat raccoglie le statistiche ufficiali sulle vendite al dettaglio in rete, permettendo di tracciare i trend di consumo degli italiani.

Business Poste, nell’analisi dei propri dati interni, ha identificato tre macro-categorie trainanti: tecnologia (smartphone, notebook, accessori), moda (abbigliamento, calzature, accessori moda) e casa (arredamento, elettronica di consumo, elettrodomestici).

Su Etsy, i prodotti più venduti sono vestiti e gioielli fatti a mano, confermando la domanda di articoli unici e personalizzati. Questo segmento rappresenta un’opportunità concreta per micro-imprenditori e creativi.

Dati Istat

Le rilevazioni Istat sulle vendite al dettaglio online mostrano una crescita costante della quota di mercato digitale sul totale del commercio al dettaglio italiano. Istat è l’Istituto nazionale di statistica italiano, autorità statistica ufficiale del paese.

Prodotti top Business Poste

  • Elettronica di consumo (smartphone, notebook, accessori)
  • Abbigliamento e calzature
  • Arredamento e prodotti per la casa
  • Articoli artigianali e vintage (su piattaforme dedicate)

Il dato Business Poste copre solo la clientela del Gruppo Poste Italiane, quindi la fotografia delle preferenze nazionali resta parziale. Tuttavia le tre categorie dominanti — tecnologia, moda e casa — coincidono con quanto riportato da fonti indipendenti.

Cosa resta incerto

Non sono disponibili dati pubblici aggiornati sulla distribuzione regionale delle vendite online in Italia, né sulla percentuale di venditori attivi per singola categoria merceologica.

Qual è il guadagno medio di un e-commerce?

Rispondere a questa domanda con precisione è complicato: i guadagni variano drasticamente in base al modello di business, al volume di vendite, ai costi operativi e all’esperienza del venditore. Un venditore occasionale su Subito o eBay può guadagnare poche centinaia di euro l’anno, mentre un professionista con negozio ben avviato può superare i 100.000 euro di fatturato.

Il ruolo di e-commerce manager è tra i più richiesti nel settore digitale italiano: stipendi da 35.000 a 65.000 euro lordi annui per figure senior, a seconda della dimensione dell’azienda e della complessità delle operazioni.

Per chi vende su marketplace, le commissioni incidono direttamente sul margine netto. Su eBay, la commissione è del 10% sul valore totale della transazione esclusa la spedizione, con commissione massima di 200 euro. Su Etsy, il 6,5% sul prezzo finale di vendita. Questi costi vanno considerati nel business plan.

Stipendio e-commerce manager

  • Junior (0-2 anni): 28.000–35.000 euro lordi/anno
  • Mid-level (3-5 anni): 35.000–50.000 euro lordi/anno
  • Senior (5+ anni): 50.000–65.000 euro lordi/anno

Le cifre variano sensibilmente tra Nord e Sud Italia, con Milano e Roma che guidano le retribuzioni più alte. Al Sud un mid-level si attesta spesso nella fascia bassa del range.

Guadagni prospettive

Per un nuovo e-commerce italiano, le prospettive di reddito dipendono da tre fattori chiave: la nicchia di prodotto scelta, la capacità di acquisire clienti a costi sostenibili e l’ottimizzazione dei margini tra costi di acquisto, logistica e fee delle piattaforme. Chi parte da zero deve mettere in conto almeno 6-12 mesi prima di raggiungere la break-even point.

La concorrenza sui marketplace è feroce, ma chi riesce a costruire una reputazione solida con recensioni positive può beneficiare di un effetto volano: più vendite generano più visibilità, che a sua volta genera più vendite.

Quanto paga di tasse un e-commerce?

Chi vende online in Italia deve confrontarsi con un quadro fiscale articolato. Che si tratti di vendita occasionale o attività professionale, le imposte variano significativamente in base al regime fiscale adottato e al volume di fatturato.

Per venditori occasionali (ossia chi vende beni usati o di propria produzione senza continuità), non è obbligatoria l’apertura della Partita IVA, ma i proventi vanno dichiarati nel modello Unico come redditi diversi. Superata una certa soglia di ricavi, scatta l’obbligo di apertura della Partita IVA.

Il regime forfettario, disponibile per attività con ricavi fino a 85.000 euro, offre un’aliquota flat del 15% (riducibile al 5% per i primi 5 anni di attività per giovani under-35). Questo rappresenta un vantaggio competitivo importante per micro-imprenditori ecommerce.

Tasse Partita IVA

  • Regime forfettario: 15% (5% primi 5 anni per under-35), no IVA, no ritenuta
  • Regime ordinario: IRES 24% + IRAP + IVA aliquota ordinaria 22%
  • Contributi INPS: gestione artigiani/commercianti, aliquota variabile
  • Imposta sostitutiva: 4% per startup innovative under-35

Il confronto tra i regimi evidenzia un divario fiscale sostanziale: il forfettario azzera IVA e ritenute, riducendo l’onere amministrativo a una sola imposta sul reddito. Il regime ordinario, invece, richiede gestione contabile completa e versamento IVA periodico.

Guida Fiscozen

Fiscozen è tra i servizi più utilizzati da freelancer e micro-imprenditori italiani per la gestione fiscale semplificata. Offre consulenza dedicata per chi apre Partita IVA per attività ecommerce, con pacchetti a partire da 49 euro/mese che includono contabilità semplificata e dichiarazione dei redditi.

Il rischio fiscale

L’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli sui venditori online negli ultimi anni. Chi supera i 5.000 euro di ricavi annuali da vendite online deve essere in grado di documentare acquisti, vendite e spese. La mancata emissione di fattura o la sotto-dichiarazione possono portare a sanzioni che superano il 100% dell’imposta evasa.

Come creare un sito ecommerce: i passaggi essenziali

Costruire un negozio online funzionante richiede un processo chiaro, dal primo passo fino al lancio. Ecco i 6 passaggi fondamentali per aprire un ecommerce in Italia.

  1. Scegliere il modello di business: marketplace vs sito proprietario. I marketplace offrono traffico immediato ma fee più alte; il sito proprietario dà controllo completo ma richiede investimento in marketing.
  2. Selezionare la piattaforma: Shopify, WooCommerce, PrestaShop o piattaforme native come Subito Vendite. Shopify parte da 19 euro/mese; WooCommerce richiede hosting e gestione separati.
  3. Verificare i requisiti legali: informativa privacy GDPR, cookie banner, condizioni di vendita, diritto di recesso. Obbligatori per legge in Italia.
  4. Aprire Partita IVA (se necessario): per attività professionale continuativa. Valutare regime forfettario con commercialista.
  5. Configurare pagamenti e logistica: Stripe o PayPal per i pagamenti; Corrieri come GLS, SDA o DHL per le spedizioni. Gestire resi e reclami.
  6. Lanciare e ottimizzare: partire con un catalogo limitato, raccogliere feedback, scalare gradualmente.

Cosa sappiamo con certezza — e cosa resta incerto

Fatti confermati

  • Amazon è il marketplace più visitato in Italia (febbraio 2026)
  • Temu è salito al 2° posto nella classifica
  • Le vendite ecommerce Italia 2024: 85,4 miliardi di euro
  • Shopify parte da 19 euro/mese per negozio online
  • Su Etsy il costo per inserzione è di 0,20 dollari
  • Casaleggio Associati analizza 12.131 siti ecommerce italiani

Cosa resta incerto

  • Guadagni medi esatti degli e-commerce italiani nel 2026
  • Costi dettagliati per categoria di prodotto su Amazon
  • Dati sulla distribuzione geografica dei venditori
  • Tassi di crescita anno su anno per singolo marketplace
  • Impatto delle nuove normative fiscali sui venditori occasionali

Prospettive dal settore

Il vantaggio competitivo dei leader di mercato come Amazon e Temu nasce dalla posizione strutturale che questi attori occupano nel mercato, non dalla promozione. Per un nuovo entrante, significa che servono investimenti consistenti in visibilità o una nicchia abbastanza specifica da non essere presidiata.

— Casaleggio Associati, Analisi Ecommerce Italia Awards 2026

Il volume delle vendite online in Italia ha sfiorato i 85,4 miliardi nel 2024, ma la crescita futura dipenderà dalla capacità del tessuto imprenditoriale italiano di professionalizzare le operation ecommerce, non solo di aprire un sito.

— Shopify Italia, Analisi del mercato italiano

In sintesi: L’ecommerce in Italia è un mercato maturo ma ancora in crescita, dove Amazon e Temu dominano la classifica dei marketplace mentre il fatturato complessivo sfiora gli 85,4 miliardi. Per chi vuole vendere online, le opzioni vanno dal marketplace con fee immediate al sito proprietario con investimenti in visibilità. I venditori professionisti devono aprire Partita IVA e considerare il regime forfettario; chi vende occasionalmente può partire senza obblighi fiscali, ma deve dichiarare i proventi. Chi costruisce reputazione solida e ottimizza i margini tra costi di piattaforma e logistica ha le migliori probabilità di raggiungere la sostenibilità economica.

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Amazon domina le classifiche dei siti e-commerce italiani, come emerge dalla classifiche siti e trend che analizza anche costi di avvio e ultimi trend di mercato.

Domande frequenti

Si può fare un sito e-commerce da soli?

Sì, con piattaforme come Shopify o WooCommerce è possibile creare un negozio online senza competenze tecniche avanzate. Shopify offre template drag-and-drop e guida passo-passo; WooCommerce richiede qualche nozione in più ma è gratuito come plugin WordPress.

Quali piattaforme e-commerce in Italia?

Le più diffuse sono Amazon, eBay, Subito, Etsy per i marketplace, e Shopify, WooCommerce, PrestaShop per i siti proprietari. La scelta dipende dal modello di business: vendita su marketplace vs vendita diretta.

Come realizzare un sito con WordPress?

Serve un hosting (come SiteGround o Register.it), il CMS WordPress installato, e il plugin WooCommerce. Il costo parte da circa 10-15 euro/mese per hosting, più il dominio (10-15 euro/anno). WooCommerce è gratuito, ma servono plugin aggiuntivi per pagamenti e logistica.

Quali sono le aziende e-commerce principali?

Secondo la classifica Casaleggio Associati, Amazon guida, seguito da Temu, Subito, eBay, Leroy Merlin e Ikea. Tra gli operatori italiani, Esselunga, Unieuro e Decathlon hanno presenze digitali rilevanti.

Cos’è Ecommerce RHIAG?

RHIAG (Ring HiAuto Group) è un distributore italiano di ricambi auto che opera anche con un ecommerce B2B. È rilevante nel settore ricambi, non nel retail consumer. La community Ecommerce Italia ne discute nel contesto dei marketplace B2B italiani.

Quali siti e-commerce affidabili?

Amazon, eBay, Subito e Etsy sono considerati affidabili grazie a sistemi di protezione acquirenti consolidati. Per siti meno noti, verificare la presenza di Partita IVA, recensioni indipendenti e policy di reso chiare.

Come fare 1000 euro subito con e-commerce?

È realistico solo se hai già merce invenduta da riversare su Subito o eBay. Per chi parte da zero, servono 3-6 mesi di rodaggio. Le vie più veloci: dropshipping (senza magazzino), rivendita di prodotti introvabili localmente, o articoli artigianali su Etsy. L’investimento minimo parte da qualche centinaio di euro per sito e prima fornitura.